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Piano regionale di gestione dei rifiuti: quando va impugnato immediatamente

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Le prescrizioni del piano regionale dei rifiuti dirette, a limitare o a vietare del tutto la realizzazione (o l’ampliamento)  di strutture di trattamento di rifiuti, sono assimilabili alle prescrizioni “conformative” della proprietà presenti nei piani urbanistici, per cui è onere dell’interessato impugnarle in osservanza del termine decadenziale a partire dalla pubblicazione dello strumento pianificatorio, indipendentemente dalla presentazione di un progetto specifico.

È quanto avvenuto nel caso di specie rispetto ad un Piano regionale che conteneva la prescrizione diretta ad impedire la realizzazione degli impianti di recupero aerobico a anaerobico, di matrici organiche, ad una distanza di non meno di 500 metri dalle abitazioni. Tar Veneto, sentenza n. 685/2016 avatar Salvatore Casarrubia

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L’avviso per le analisi di laboratorio non deve essere necessariamente consegnato al legale rappresentante

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L’avviso per l’espletamento delle analisi di laboratorio riguardanti le acque non deve essere necessariamente dato nelle mani del titolare dello scarico, essendo sufficiente che lo stesso venga consegnato a dipendenti dell’impianto o comunque ad altra persona operante nell’insediamento e presente sul posto; da un lato, infatti, la deteriorabilità dei campioni impone di procedere in tempi brevi e dall’altro rientra nella capacità organizzativa del titolare predisporre ogni accorgimento, affinché siffatte informazioni gli siano comunicate in sua precaria assenza.

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Acque: l’autorizzazione può prevedere limiti più restrittivi rispetto a quelli normativi

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L’art. 124, co. 10, del TUA stabilisce che “in relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico, alla sua localizzazione e alle condizioni locali dell’ambiente interessato, l’autorizzazione contiene le ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire che lo scarico, ivi comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse, avvenga in conformità alle disposizioni della parte terza del presente decreto e senza che consegua alcun pregiudizio per il corpo ricettore, per la salute pubblica e l’ambiente”.

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Contaminazione storica del sito: l’obbligo di bonifica perdura sino a quando non vengono rimosse le cause

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L’art. 242, co. 11, del D.Lgs. n. 152/2006, dispone che “nel caso di eventi avvenuti anteriormente all’entrata in vigore della parte quarta del presente decreto che si manifestino successivamente a tale data in assenza di rischio immediato per l’ambiente e per la salute pubblica, il soggetto interessato comunica alla regione, alla provincia e al comune competenti l’esistenza di una potenziale contaminazione unitamente al piano di caratterizzazione del sito, al fine di determinarne l’entità e l’estensione con riferimento ai parametri indicati nelle CSC ed applica le procedure di cui ai commi 4 e seguenti”.

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La delega di funzioni in campo ambientale non è più sottoposta al requisito della necessità

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Il requisito della necessità della delega di funzioni in campo ambientale, tale per cui essa è operante sotto il profilo penale solo se il trasferimento delle funzioni è giustificato in base alle dimensioni dell’impresa, oggi non è più attuale.

Ed infatti a seguito della normativizzazione dell’istituto della delega nel cd. Testo unico sulla sicurezza (D.Lgs. n. 81 del 2008), l’attuale art. 16 del citato T.U. non contempla più tra i requisiti richiesti per attribuire efficacia all’atto di delega proprio quello della sua “necessità”, essendo oggi pacificamente ammissibile in campo prevenzionistico l’attribuzione delle funzioni delegate anche